Si vola a.. Cividale del Friuli

Mamma mia come sono rimasta indietro con i miei racconti..

La terza tappa del nostro viaggio in Friuli prevede uno stop a Cividale, cittadina fondata tra il 56 ed il 50 a.C. con il nome di Forum Julii, in onore di Giulio Cesare che nel 49 a. C. la elevò a Municipium. Risparmiata dai Quadi e dai Marcomanni e da Attila, che puntava ad Aquileia, rimase salva fino all’arrivo dei Longobardi. Dopo la caduta di Aquileia divenne il centro più importante della regione tanto che il suo nome indicò l’intero territorio dell’odierno Friuli.

Cividale, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, ti accoglie subito sorprendendoti con le acque verde smeraldo del fiume Natisone, con i suoi palazzi antichi e con il meraviglioso Tempietto Longobardo, la più importante e meglio conservata testimonianza architettonica dell’epoca.

Non mancano mai l’arte e la storia nelle avventure di Mamma Camperista..
Che ricchezza questo paese, ogni angolo, ogni pietra, ogni strada nascondono meraviglie che si devono conoscere e che vanno fatte conoscere.. e Sofia ed Elisa sono sempre con noi, viaggiano, scoprono.. certo ovviamente si stancano ma niente come la conoscenza e l’esperienze di questi viaggi le farà crescere con il desiderio di scoprire e di viaggiare..

..questa volta in realtà la fermata a Cividale l’abbiamo fatta per papà Paolo che ha un appuntamento importante con Luca Bertossio https://www.bertossio.com/bio per un unico, pazzesco volo in aliante.. Date un’occhiata a chi è Luca e poi mi darete ragione.. Vi posso solo dire che io non l’avrei mai fatto ma papà Paolo visto il suo grande amore per il volo e gli aerei non avrebbe mai rinunciato ad una tale opportunità.. 20 minuti di volo e di acrobazie..

Anche Sofia ed Elisa si sono fatte un bel giro in aereo.. ma da terra!!

E poi una volta che papà Paolo è sceso a terra tutto intero, sano e salvo.. Una bella foto tutti insieme.. Mamma Paola è sempre la fotografa..:-)

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Dopo questa indimenticabile avventura il piacere di un buon pranzo non ce lo toglie nessuno.. Sofia, grande fan di Quattro Ristoranti, si ricorda che a Cividale del Friuli si trova l’agriturismo vincitore della puntata dedicata al Friuli e cosa facciamo? Ci fermiamo al volo.. Agriturismo Alturis, che consiglio vivamente per l’ospitalità, la qualità del cibo, del vino e l’ottimo rapporto qualità prezzo (che per noi che veniamo da Milano ci sorprende e non poco!!).. Stinco alla birra, frico, salumi misti. ottimo vino rosso della cantina dell’agriturismo.. Che soddisfazione!

Dopo il pranzo, un bel giretto tra i vigneti e gli animali, qualche gioco con le piccole al sole e via risaliamo a bordo della nostra Motorhome per l’ultima tappa di questo nostro viaggio che ci porterà in Veneto, verso la laguna di Chioggia e Sottomarina..

A presto!

Qui di seguito i link utili relativi alla nostra tappa di Cividale del Friuli:

2° Tappa: dalla Diga del Vajont a Sauris

Eccoci alla 2° tappa del nostro viaggio tra Veneto e Friuli, dalla Diga del Vajont a Sauris..Ci aspetteranno strade innevate, passi alpini, gallerie scavate nella roccia con spettacolari stalagtiti di ghiaccio.. Niente può fermare la nostra Motorhome Tuono/Fragolina e niente soprattutto può fermare papà Paolo, il nostro grande autista che anche su strade strette e impervie va avanti guidando con estrema perizia, attenzione e senza paura..

Ci lasciamo alla spalle la Diga del Vajont per dirigerci verso Sauris, nella Carnia, patria del prosciutto omonimo che avremo occasione di gustare ed apprezzare.. 🙂

Per arrivare a Sauris passiamo da Lorenzago di Cadore, luogo di villeggiatura di Papa Woytila prima e di Papa Ratzinger poi imbocchiamo la Strada Statale 52 – della Carnia che ci porterà verso il Passo della Mauria, il valico alpino di 1298 metri, che mette in comunicazione il Veneto con il Friuli-Venezia Giulia. La strada è ricca di curve in contro pendenza immerse, nel nostro caso, in un innevato paesaggio alpino che non ci spaventa ma ci incuriosisce e ci fa sempre di più venire voglia di andare avanti e di scoprire come sarà il piccolo paese dove dormiremo questa notte.. Il Passo della Mauria ci conduce a Forni di Sopra ma da qui bisogna proseguire in direzione Sauris per la SP73, la strada si arrampica su per la valle ma consente un viaggio tranquillo e scorrevole. Verso la fine bisogna passare 3 gallerie, di cui due abbastanza lunghe (600, 250, 650 metri rispettivamente). Le gallerie sono in salita con pendenza ragguardevole, scavate su roccia viva. Elemento caratteristico è la pavimentazione in pavé. Alla fine ci accoglie il Lago di Sauris, un lago di origine artificiale che si trova a circa 977 metri. Quello che ci colpisce maggiormente è il color smeraldo delle sue acque.

Arriviamo a Sauris che sono circa le 17:30 giusto in tempo per entrare nello spaccio del Salumificio Wolf e fare qualche acquisto prima di sistemarci nell’area sosta camper messa a disposizione gratuitamente, con acqua e corrente elettrica, dal salumificio stesso.. Posizione bellissima, siamo solo noi immersi nella neve con attorno boschi e montagne.. Stanchi morti dopo il viaggio lungo, ceniamo e andiamo subito a ninna perché il giorno dopo ci aspettano nuove avventure tutte da scoprire..

Sauris è un comune italiano di 412 abitanti della provincia di Udine, è il comune più alto della regione (1212 metri) ed è un’isola linguistica germanofona.

Ci svegliamo come sempre di buon mattino, colazione e si esce alla scoperta di Sauris.. Bellissima giornata, sole limpido, aria fresca e pulita.. Sofia ed Elisa sono felicissime perché c’è la neve e ci divertiamo tantissimo anche noi.. Quant’è bella la vita da camper.. quasi quasi non torneremmo nemmeno a casa.. Infatti dopo Sauris ci aspettano altre avventure, verso Cividale del Friuli e verso il Mare.. Ma per gli altri racconti  bisognerà aspettare ancora un pochino.. Continuate a seguirmi!!

Qui di seguito i link utili relativi alla nostra tappa di Sauris:

 

 

 

 

 

 

1 Tappa: Milano – Diga del Vajont

Finalmente, dopo tanta pioggia, decidiamo di riprendere in mano il nostro camper e partiamo per una nuova esperienza: un viaggio verso l’Italia Nord-Orientale. Un viaggio che ci farà toccare varie tappe, luoghi storici, luoghi lontani anni luce dalla vita di Milano, luoghi adatti al riposo del corpo e dello spirito, luoghi dove finalmente entrare in diretta comunicazione con noi stessi, per lasciare alle spalle lo stress del lavoro e della quotidianità grigia della città. Per riscoprire ancora una volta che siamo esseri ai quali sono necessari l’aria, la terra, gli alberi, le montagne, la sabbia, il mare, la libertà..esseri ai quali è necessaria la natura, nel senso più puro del termine, e l’idea stessa di viaggio. Due elementi utili a toglierci di dosso le scorie di una vita di doveri che molto spesso appesantiscono e nascondono il nostro vero io..

Dopo questa breve introduzione filosofica.. (ogni tanto ci vuole).. entriamo nel vivo del nostro viaggio con la nostra prima tappa: Milano – Diga Del Vajont.
Perché ho scelto questa tappa? Perché si tratta di uno dei luoghi della memoria dell’Italia, un luogo di silenzio, di meditazione e certamente anche di angoscia ma che va visitato, va interiorizzato e va fatto conoscere.

Partiamo da Milano di buon mattino, alle 8 siamo già on the raod, imbocchiamo l’autostrada A4 in direzione Venezia, viaggio tranquillo senza intoppi.. Ovviamente le bimbe reclamano cartoni e biscotti e noi le accontentiamo con l’Ipad, dove ci siamo scaricati una serie di film di Walt Disney e dove ci accompagna ovviamente anche l’app di Netflix e con una scorta di biscottini Ringo, Kinder Cereali e tanta frutta fresca..che non manca mai..
Proseguiamo il viaggio fino all’uscita di Venezia Nord dove imbocchiamo la A27 in direzione Belluno, bellissima autostrada che attraversa Conegliano Veneto, la zona del Piave con Vittorio Veneto, quindi proseguiamo sulla Strada Statale 51 che costeggia il fiume Piave, Fiume Sacro alla Patria, fino a Longarone per poi passare sulla strada provinciale 51 in direzione Diga del Vajont – Erto e Casso. Longarone, Erto e Casso, Comuni insigniti della Medaglia d’oro al Valor Civile.
E’ con una certa emozione che si entra in questa stretta gola, attraverso gallerie aperte nella roccia e quando meno te l’aspetti, sul lato sinistro ecco apparire quel muro di cemento alto ben 261 metri, costruito tra il 1956 ed il 1960. La diga è praticamente intatta. Procediamo oltre fino ad oltrepassarla. Sul lato sinistro si erge il Monte Toc, la montagna dalla quale la notte del 9 ottobre 1963 si staccò una frana che precipitando nel bacino fece traboccare l’acqua che inondò Longarone e tutta la vallata sottostante, 2000 morti.

Parcheggiamo a lato della strada e camminiamo in silenzio fino alla chiesetta e verso la diga, ci accompagnano le bandierine con i nomi dei 487 bambini vittime del disastro. Un luogo certamente non facile da spiegare soprattutto alle mie bimbe ma Sofia, che ha quasi 6 anni e comincia a comincia a comprendere molte cose della vita, mi chiede perché ci sono tutti quei nomi e certamente la spiegazione non può far altro che intristirla pensando a quanto successo..

La Diga del Vajont non è solo un luogo in una cartina geografica ma è un luogo di memoria, un luogo immerso nello spettacolare scenario delle dolomite venete e friulane che ci hanno accolto con una prepotenza ed una maestosità unica e che ci accompagneranno ancora nel corso di questo bellissimo viaggio.